Terza tappa: ritrovare i propri punti di riferimento
Il mio percorso proseguiva bene. Riuscivo a dominare le crisi, qualsiasi tecnica usassi, e viaggiavo tranquilla con l'alimentazione meccanica, mi dava sicurezza.
Rimaneva, però, un bel problemino: fintanto non c'erano intoppi e imprevisti, correvo decisa verso la mia meta, ma se solo, solo subentrava un inconveniente, tipo una serie di inviti fuori un po' troppo ravvicinati o ospiti a casa per più giorni di seguito, andavo in tilt. Non potendo seguire il mio schema alla lettera, finivo per combinare una serie di pasticci dannosi e inutili. Invece di riequilibrare il giorno dopo, restringevo in quello prima, affamandomi e predisponendomi all'errore.
Visto che le mie personali verifiche erano costellate da tanti SI', Elle decise che era non solo possibile, ma addirittura necessario, passare alla fase successiva. Terza tappa, ritrovare i propri punti di riferimento.
Non si trattava, qui, di persone-faro a fungere da mentore, tutt'altro!
Quando l'alimentazione è disturbata (e io sapevo che nonostante la mia meticolosità nel riuscire a mettere in pratica bene tutto quello che mi dicevano, la mia testa era ancora troppo incentrata su calcoli e terrore puro di ingrassare, quindi bella incasinata), lo sono anche i ritmi biologici e fisici: sonno, temperatura corporea, fame, sazietà, energia fisica e morale. Avevo la situazione sotto controllo, ma sapevo che sarebbe bastato un niente per ripristinare la totale anarchia che governava i miei ritmi solo poco tempo prima. Non era passato molto da quando mi nutrivo solo sotto la spinta compulsiva, dormivo male e di conseguenza ero sempre stanca e irritabile, depressa e sfiduciata, isolata da tutti e dal mondo, chiusa nella spirale cibo-vomito-cibo. E il pensiero di ripiombarci con tutte le scarpe mi atterriva. Dovevo esercitarmi a mantenere l'equilibrio in maniera automatica, riappropriandomene completamente, rifarlo mio in tutto e per tutto. Sapevo da Elle che senza il passaggio del riequilibrare i miei ritmi, sarebbe stato impossibile anche solo pensare a guarire: in particolare per le bulimiche, senza questo passo fondamentale non si va da nessuna parte.
Ma, e come sbagliarsi, per mettere in pratica dovevo capire. E Elle mi fornì tutte le informazioni necessarie.
Le nostre funzioni biologiche vitali sono completamente meccaniche. E sono regolate da numerosi meccanismi di rilevamento e modulazione all'interno del nostro organismo. Per esempio, la nostra temperatura è mantenuta costante anche quando quella ambientale varia. E lo stesso è per la quantità di zuccheri, proteine e grassi presenti nel nostro sangue. Dal buon funzionamento di tutti i fattori biologici dipende la nostra sensazione di benessere, perché quando si vive in armonia con il proprio corpo, ci si sente in forma e soddisfatti. Tutto si complica quando cerchiamo di modificare certe prestazioni del nostro organismo. Voler migliorare fisicamente è comprensibile, ma bisogna sempre tenere a mente i propri limiti, senza rischiare di entrare in conflitto con i propri istinti. E noi siamo parecchio esperte, in questo: facilitiamo la cristallizzazione del problema, assecondando la più completa anarchia, appunto, tra fame, sazietà e discernimento nella scelta degli alimenti.
Per uscire da questo circolo vizioso bisogna necessariamente mantenere il ritmo, tenendo ben presenti i punti fondamentali di riferimento e la sincronizzazione di tutte le funzioni biologiche: sonno, energia fisica, morale e fame sono strettamente collegati tra loro.
Punto primo, il ciclo solare.
Ricordavo bene come l'avessi sovvertito. Spesso mi ritrovavo impossibilitata ad abbuffarmi durante il giorno, così aspettavo che tutti dormissero per aprire le danze. E una volta finito...gira di qua e gira di là, il sonno non arrivava mai. Prima per le endorfine che avevo messo in circolo con il fattaccio, e poi per la fame che, inevitabile, subentrava. Di conseguenza, il giorno successivo vagavo per casa mezza rincoglionita, magari crollando tra le 18 e le 20 e precludendomi un'altra nottata di sonno ristoratore. Nervosismo, irritabilità, insoddisfazione, senso di fallimento...tutto alimentava la crisi successiva. E la solitudine, e le uscite mancate (che aria e sole aiutano eccome) e gli inviti rifiutati...mi negavo la vita, porca zozza. Spesso ho pensato che se avessi avuto un lavoro, avrei finito col perderlo. Semplicemente, spostando i miei pasti e le mie ore di sonno vedevo apparire ogni giorno di più una serie inquietante di segnali di sofferenza fisica e psicologica. Capivo che l'orario scelto per fare sport poteva incidere negativamente sul mio sonno, l'orario e la velocità dei miei pasti potevano far variare la mia sensazione di stanchezza o il mio umore, l'ora in cui mi ritrovavo con gli altri o mi isolavo incideva sulle mie emozioni e su tutte le altre attività. Se la bulimia sconvolge, per definizione, i ritmi dell'alimentazione (velocità, orari, frequenza), è anche suscettibile di compromettere tutti gli altri cicli dell'organismo. Li avevo ripristinati, ormai, ma dovevo consolidare il mio ritrovato stato di equilibrio.
Cominciai così a fare attenzione non solo a quel che mangiavo, ma anche alla regolarità con cui lo facevo. Gli orari dovevano essere fissi, eccetto casi eccezionali tipo inviti o imprevisti. Questa regolarità permette di ristabilire più velocemente i sincronizzatori dell'appetito, forzandoci a mangiare a quell'orario anche quando non abbiamo fame, o a resistere alla tentazione di farlo tra un pasto e l'altro. I benefici non sono immediati, ma alla fine arrivano.
Era importantissimo cercare di mantenere questo ritmo in ogni circostanza, anche dopo una crisi. L'errore da evitare come la peste è saltare il pasto in seguito ad un'ipotetica abbuffata, anche se accaduta poco prima: ciò equivale a concedersi il permesso per la crisi successiva (posso cedere, tanto non mangerò a cena per bilanciare).
Imparavo anche a mettere l'attenzione sulla velocità. CONDIZIONE ESSENZIALE PER TORNARE AD UNA ALIMENTAZIONE SERENA. E non c'è bisogno che scriva qui quanto sia difficile, per una bulimica, mangiare in un lasso di tempo normale. Noi divoriamo alla velocità della luce! Inizialmente ho dovuto cronometrarmi, oggi mi viene naturale, e il tempo giusto, più o meno, sono venti minuti per i tre pasti principali e dieci per i due spuntini. E sempre, sempre, sempre a tavola apparecchiata e per benino, che vuol dire parecchio.
E poi c'era il dormire regolarmente.
Elle mi diceva che un adulto dovrebbe dormire in media 8 ore a notte. E che l'ora in cui ti addormenti condiziona fortemente la qualità del sonno. Le ore migliori sono quelle attorno all'una di notte quando si produce una fase di sonno lenta e profonda e molto riparatrice, che dura circa quattro ore. Quindi si rileva che l'orario migliore per andare a dormire sia attorno alle 23. All'inizio è stato difficile addormentarsi a comando, ma aiutandomi con le tecniche di rilassamento e qualche piccolo trucco, ci sono riuscita. Non si capisce perché non dovrebbero gli altri...
Cercavo di evitare tutto quello che stimola alla veglia, per esempio l'attività fisica intensa, che solo apparentemente concilia il sonno, in realtà eccita. Cercavo di leggere un po', che mi distendeva, e mi concedevo sempre una doccia molto calda. Al mattino mi alzavo presto, anche quando avevo faticato a prendere sonno, e non dormivo mai durante il giorno. E se mi capitava di non riuscire proprio a prendere sonno, mi rialzavo prontamente dal letto e mi mettevo a fare qualcos'altro, tipo scrivere un post o stirare. Roba silenziosa per non rischiare il divorzio, insomma.
Infine, sono passata a regolare le varie attività, che anche qui tendevo a fare troppo di testa di mia. Sia essa fisica, sociale o intellettuale doveva essere regolata da ritmi organizzati. Anche qui, all'inizio si fa fatica, ma poi subentra l'abitudine a quella normalità tanto anelata. E le cose si semplificano. Avrete senz'altro notato che durante i periodi di restrizione e dimagrimento ci si sente in forma e pieni di slancio, mentre in fase depressiva e ripresa di peso subentrano apatia e passività. Toniche e in piena forma, si è tentate di aumentare il vantaggio, aggiungendo alle restrizioni un'attività fisica più intensa per bruciare calorie e aumentare la massa muscolare. Oppure si studia di più o si esce di più. Ma queste fasi sfociano, prima o poi, in una tendenza opposta ancora più penosa. Quindi si deve evitare sia l'eccesso che l'assenza di attività, dato che iperattività e passività sono fattori di mantenimento della malattia. La cosa migliore da fare, al solito, è programmare. Per i primi tempi si dovrà stilare un piano delle varie attività esattamente come si fa con l'alimentazione. Ma dura poco, tranquille, basterà trovare il ritmo e poi non si dovrà schematizzare più nulla.
A poco, a poco cominciai a riconoscere qualcosa che era da tanto non provavo più: equilibrio. Dopo anni di caos, si riaffacciava la superba sensazione di benessere alla quale non avrei più potuto rinunciare. Scoprendo che è proprio l'equilibrio il vero controllo sulla situazione. Dopo, è stato facile anche affrontare giornate in cui gli orari non potevano proprio essere rispettati e il mio ritmo non poteva seguire la sua onda, perché avevo i miei punti di riferimento ben presenti. Senza questo passo, credo che sarei rimasta a vita intrappolata e prigioniera di uno schema che non poteva essere modificato neppure di una virgola, pena una bella ricaduta.
Mi fermo qui anche se avrei ancora tanto da dire, lo farò al più presto.





